Intitolazione della Facoltà a Marco Biagi

Il giorno 8 ottobre 2003 alle ore 10.15 il Consiglio di Facoltà e il Senato Accademico hanno deliberato l’intitolazione della Facoltà a Marco Biagi

COMUNICATO DELLA FACOLTÀ
E’ trascorso più di un anno dalla morte di Marco Biagi. In questo periodo la Facoltà e l’Ateneo hanno promosso importanti iniziative per ricordarne la figura di studioso e di uomo al servizio dell’Università e delle istituzioni.
Oggi rimane forte la sensazione che occorra un nostro impegno durevole a ricordare Marco e a spiegare ai giovani che non l’hanno conosciuto che la libertà di pensiero e di espressione, il confronto civile delle idee nel rispetto delle posizioni anche distanti degli interlocutori, sono valori da riaffermare ogni giorno con la stessa volontà e lo stesso coraggio che lui ci ha insegnato.
Certi di interpretare il sentimento comune di tutto l’Ateneo, riteniamo che l’intitolazione della Facoltà a Marco Biagi rappresenti un atto di grande significato che ci impegna, nel tempo, a ricordare la sua persona, la sua attività di ricerca e a trasmettere ai nostri studenti i valori di fondo della democrazia e del rifiuto della violenza.

INTERVENTO DEL PRESIDE ANDREA LANDI ALLA CERIMONIA DI INTITOLAZIONE DELLA FACOLTÀ DI ECONOMIA A MARCO BIAGI
E’ un giorno molto significativo per l’Ateneo. Questa mattina il Consiglio di Facoltà e il Senato Accademico si sono riuniti per deliberare l’intitolazione della Facoltà di Economia a Marco Biagi.
L’incontro con voi studenti è per spiegare il senso di questa iniziativa e per far capire l’importanza di Marco Biagi per l’Ateneo e per la nostra Facoltà.
Marco Biagi è stato ucciso dai terroristi la sera del 19 marzo 2002. E’ trascorso più di un anno e mezzo da quel giorno e tutti noi, colleghi di Marco, le persone che l’hanno conosciuto e apprezzato, proviamo ancora la stessa indignazione di allora. Perchè pensiamo che questo paese non possa essere considerato normale, civile se non riesce ad isolare e sconfiggere i terroristi e a difendere i suoi uomini migliori.
Nel ricordare Marco il nostro pensiero va anche alle tante vittime del terrorismo, ai docenti universitari, come Ezio Tarantelli professore di Economia del lavoro all'Università "La Sapienza" di Roma, a Roberto Ruffilli, docente di Scienze politiche a Bologna, a Massimo D’Antona docente di diritto del lavoro all'Università "La Sapienza" di Roma e consigliere dell’allora Ministro del
Lavoro, Antonio Bassolino; docenti che hanno pagato con la propria vita un’ambizione semplice che dovrebbe orientare l’attività di tutti gli studiosi: quella di contribuire con le proprie idee e ricerche al cambiamento e al miglioramento della società.
Marco Biagi, come già Massimo D’Antona, è stato ucciso per la sua collaborazione con il Ministero del Lavoro dell’attuale governo e dei governi precedenti.
Per quelle sue collaborazioni è stato descritto come uno studioso al servizio delle istituzioni, ma sarebbe forse più corretto pensare alle sue esperienze istituzionali come attività funzionali alla realizzazione del suo progetto di riforma del mercato del lavoro, purtroppo oggetto frequente di banalizzazioni nel dibattito politico, ridotto ai minimi termini di una discussione accesa sull’art.18
dello Statuto dei lavoratori.
Il progetto di riforma di Marco era ben più ampio, era una revisione sostanziale della legislazione sul mercato del lavoro che, attraverso la stesura di uno Statuto dei lavori , - scriveva Marco - “doveva finalmente dare all’Italia nuove tecniche per regolare tutti i tipi di lavori, anche quelli più atipici, rivedendo vecchie norme non più in sintonia con la moderna organizzazione del lavoro e
prevedendo delle nuove capacità di governare i mestieri emergenti nella società basata sullam conoscenza”. Molte di quelle norme trovano oggi recepimento nella nuova legge sul mercato del lavoro a cui un decisivo contributo è stato dato da Michele Tiraboschi il collaboratore più stretto di Marco.
Il disegno di riforma di Marco si fondava su di una profonda conoscenza dei contesti normativi ma anche sulla sua capacità di leggere le dinamiche sociali ed economiche e le loro implicazioni per il quadro normativo.
La sua presenza di giurista in una Facoltà di Economia non è stata casuale. Per Marco “la conoscenza del dato legale è pura astrazione accademica finchè non viene calata nella realtà
economica e sociale in cui la regola di legge è chiamata ad operare” ed è questa convinzione che lo ha portato a sviluppare un rapporto con i ricercatori delle scienze economiche, sociali e aziendali.
A Modena e nel nostro Ateneo, Marco ha fornito esempi significativi del suo metodo innovativo di ricerca applicata dimostrando come la tecnica giuridica, l’attenzione ai temi economici e sociali, la conoscenza delle istituzioni, la capacità organizzativa di mettere in rete gli operatori pubblici e privati possano portare alla definizione e alla realizzazione di riforme condivise dalle parti sociali.
Ne è un esempio il Patto per l’occupabilità finalizzato all’attivazione di tirocini formativi e di orientamento per gli studenti del nostro Ateneo, siglato pochi giorni dopo la sua morte. Il Patto impegna le principali istituzioni, i sindacati, le associazioni di categoria, gli ordini professionali della provincia di Modena e Reggio Emilia a raccordarsi con l’Università per la realizzazione di tirocini volti a garantire la piena occupabilità degli studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Oggi, grazie anche a questo coordinamento, le Facoltà dell’Ateneo sono in grado di proporre agli studenti e laureati un numero particolarmente significativo di percorsi formativi di alternanza formazione-lavoro. E’ questo un esempio di quei laboratori sociali che Marco creava con l’obiettivo di fornire risposte concrete alle rigidità del mercato del lavoro. Laboratori locali da estendere ad altre aree del paese e della Comunità europea.
Nel suo lavoro di ricerca la dimensione internazionale dei problemi trattati e la finalità applicata, operativa sono due aspetti strettamente intrecciati e combinati in modo originale.
Da qui la sua applicazione allo studio lavoristico comparato con l’analisi delle esperienze normative di diversi paesi, l’approfondimento delle tematiche comunitarie, reso più produttivo dalla collaborazione con la Commissione Europea, la creazione di una rete di studiosi di molti paesi chiamati a confrontare in numerosi e importanti incontri e convegni le esperienze normative e
l’efficacia delle diverse politiche del lavoro nazionali.
Ma Marco è stato soprattutto un docente universitario con un elevato senso di appartenenza alla istituzione universitaria; che è evidente nel modo in cui ha interpretato il suo ruolo di docente della Facoltà di Economia e dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Docente di Diritto del lavoro della Facoltà di Economia dal 1984, Direttore del Dipartimento di Economia Aziendale, Delegato del Rettore per l’orientamento al lavoro. Oggi, ripensando alla molteplicità dei suoi impegni di ricerca e istituzionali, si rimane ancor più ammirati per l’attenzione che è sempre riuscito a dedicare all’attività didattica e ai compiti organizzativi assunti nella Facoltà
e nell’Ateneo. Così come speciale è stato il suo rapporto con gli studenti, stimolati e coinvolti sia sul piano didattico, che della ricerca, molti dei quali inseriti nei progetti del suo “Centro studi internazionali e comparati”, a formare una vera e propria scuola modenese.
Marco aveva ben colto la grande opportunità del nostro mestiere: quella di poterci rapportare quotidianamente con i tanti giovani studenti che chiedono all’Università, e in particolare ai docenti, la disponibilità ad interagire con loro, a dialogare e ad aiutarli ad acquisire la capacità critica din leggere una realtà sempre più complessa.
Nei giorni successivi al suo assassinio ci chiedevamo come sarebbe stato possibile ritornare alla vita universitaria di tutti i giorni convivendo con la sensazione negativa di non essere in grado, al di là di alcuni momenti celebrativi, di trovare risposte adeguate e durevoli a quanto era accaduto, a quella grave offesa inferta alla società civile ma anche alla vita universitaria.
Oggi pensiamo che la nostra comunità universitaria abbia trovato la giusta volontà e misura per dare quelle risposte. La prima risposta si è basata sull’idea di non interrompere il progetto che ha ispirato l’attività di Marco Biagi.
Con questo spirito la Facoltà e l’Ateneo hanno voluto consolidare e sviluppare i temi verso i quali Marco aveva indirizzato la propria attività e quella di molti ricercatori cresciuti alla sua scuola, costituendo una Fondazione universitaria. La “Fondazione Marco Biagi”, raccogliendo il contributo
del Governo, delle istituzioni locali, delle fondazioni e dei privati, sosterrà quelle iniziative formative e di ricerca in grado di orientare i giovani verso lo studio dei temi del lavoro, aperte allo scambio di esperienze internazionali e alla pluralità e integrazione di diversi approcci disciplinari.
Ne sono un esempio il Corso di Laurea specialistica in “Relazioni del lavoro”, la proposta di un Dottorato internazionale sui temi del diritto e dell’economia del lavoro.
La seconda risposta è collegata alla nostra presenza qui e all’intitolazione della nostra Facoltà.
Questo è un atto significativo che serve a noi docenti, colleghi e amici di Marco, perchè ci deve impegnare, nel tempo, nei confronti degli studenti che entrano per la prima volta nella Facoltà a spiegare i valori che non dovremmo mai stancarci di affermare: la libertà di pensiero e di espressione, l’abitudine e la ricerca del confronto, il rispetto delle posizioni, anche se distanti, dei nostri interlocutori, il rifiuto, senza eccezioni, della violenza. Sono valori che spesso diamo per scontati e acquisiti una volta per tutte. Il sacrificio di Marco Biagi ci ammonisce del contrario. Con lo stesso suo coraggio dobbiamo affermarli e praticarli.

[Ultimo aggiornamento: 22/03/2018 08:31:20]